L’evoluzione della link building e l’importanza dei social signals

Google ha reso popolare l’argomento link building negli ultimi anni ’90 e nei primi 2000. E’ stata una rivoluzione in quel periodo, dovuta al fatto che per la prima volta un motore di ricerca utilizzava i link per identificare le pagine e i siti più importanti per un determinato argomento.

Nonostante ciò, com’è risaputo, gli spammers in breve tempo hanno compreso questo algoritmo e sono riusciti a sfruttarne le lacune, ideando un’ampia gamma di modalità poco ortodosse per generare link.

Prima dell’avvento di Google invece, i link non erano un fattore di ranking significativo. All’epoca, ogni link non a pagamento era unicamente basato sul merito, poiché chi linkava un altro sito o una pagina web non aveva altre ragioni o scopi per farlo. Anche l’acquisto di annunci o banner in origine erano solo basato su quanto l’inserzionista valutava il traffico generato da un determinato sito e su quanto era disposto a pagare per questo tipo di visibilità, non c’erano altri benefit.

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Paid search: in che modo influenza il traffico su un sito web?

Nel luglio 2011 Google ha svolto una ricerca chiamata Search Ads Pause che ha mostrato come cambia il numero di click sui risultati organici quando sono presenti gli annunci e quando le campagne a pagamento sono disattivate.

La domanda è: in che modo il traffico dai risultati organici compensa la perdita degli annunci a pagamento?

Per rispondere a tale quesito è stato sviluppato un modello statistico per stimare la percentuale dei click attribuibili al search advertising. Dall’analisi di alcune centinaia di questi studi, risulta che l’89% dei click sugli annunci sono incrementali, nel senso che le visite al sito dell’inserzionista non si sarebbero verificate senza le campagne a pagamento.

Questi click non sono quindi recuperati con un aumento corrispondente dei click organici; a questa percentuale è stato dato il nome di Incremental Ad Clicks (IAC) e sono stati considerati tre differenti scenari per comprendere quali differenze si verificano nel comportamento degli utenti.

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SEO border line: 33 modi per essere penalizzati da Google

Chi frequenta forum e blog SEO è al corrente che uno degli argomenti più discussi negli ultimi anni è senza alcun dubbio quello delle penalizzazioni di Google. Un forte contributo alla diffusione di questo tema è sicuramente da imputare ai due più recenti algoritmi di scraping introdotti da big G, infatti prima Caffeine e successivamente Panda, sono stati la causa di una vera e propria psicosi di massa, che ha generato insonnia e terrore nei confronti di webmaster e proprietari di siti di mezzo mondo, i quali tutt’ora, cercano aiuto e informazioni per determinare o evitare che i loro siti siano penalizzati da Google.

A tale proposito oggi vorrei cercare di fare un po’ di chiarezza sull’argomento, elencando i motivi più comuni che causano appunto una vera penalizzazione, o qualcosa di simile, ma assai meno grave.

Spesso infatti le ragioni di una perdita di posizioni in serp o il calo di page rank,  sono da attribuire a tattiche SEO ad alto rischio dette “black hat”, mentre in altri casi una “presunta penalizzazione” può essere dovuta a banali errori di gestione di un sito web.

Backlinks

Gran parte del lavoro SEO è ancora focalizzato sul link building, cioè sull’ottenere link, che sono tutt’ora uno dei principali fattori di posizionamento sui motori di ricerca. Non c’è nulla di sbagliato in questo. Naturalmente però ci sono dei limiti. Esistono infatti molte insidie nel link building, che implicano grossa attenzione e precisione nel seguire le Guideline per Webmaster fornite da Google.

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Come migliorare le campagne Pay Per Click su Adwords? 5 metriche efficaci!

Se avete un account Google AdWords e gestite una campagna Pay Per Click per intercettare utenti target su motori di ricerca e siti partner, sapete che esistono parecchie metriche da tracciare e analizzare, e questo può facilmente confondere e gettare nel panico.

Per evitare di fare confusione è conveniente restringere il campo a una breve lista di metriche chiave che danno input significativi su quello che funziona e quello che non va nelle vostre campagne PPC.

Queste cinque metriche vi daranno la massima resa con la minima spesa. Non vi sto dicendo di ignorare tutte le altre metriche disponibili, ma se avete poco tempo a disposizione queste vi daranno un’ampia panoramica delle vostre performance, e tracciare queste cinque metriche nel corso del tempo vi fornirà una misurazione concreta del vostro successo.

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Google e l’attribuzione di contenuti agli autori con il microformato rel=”author”

Google ha annunciato lo scorso 7 giugno di aver cominciato a indicizzare l’attribuzione di un contenuto agli autori relativi, non solo ai siti web sui quali sono presenti.

I link associati all’autore di una pagina adesso possono avere il codice rel=”author” e Google capirà che il nome linkato è l’autore della pagina linkata. Questo è un cambiamento significativo per l’equilibrio fra autorevolezza dei siti e gli autori che creano i contenuti per essi.

Ad esempio, in questo link potete vedere il mio nome linkato con il rel=”author” nel codice HTML. Questo consente a Google di mostrare indipendentemente il contenuto proprio di un autore nei risultati di ricerca.

Google ha lavorato con un gruppo di grandi publisher per realizzare tecnicamente questo piccolo cambiamento e il markup adesso è automaticamente incluso in tutti i contenuti postati su Blogger e Youtube.

Google afferma che questo microformato viene usato in aggiunta al XFN rel=”me” standard e al nuovo e controverso sistema di microdati Schema.org.

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Seo Multilingua: come geotargetizzare un sito in più lingue con Webmaster Tool di Google

Carlo uno dei lettori del nostro blog ci ha chiesto alcuni consigli per ottenere risultati migliori in ambito SEO, per i siti multilingua. Nello specifico il suo problema riguarda il geotargeting SEO su uno stesso dominio composto da più lingue.

In questo post troverete una guida passo dopo passo per risolvere il problema ed ottenere un ranking migliore nelle varie lingue.

Prendiamo come esempio il lavoro svolto per un nostro cliente, il quale ha un dominio .com in cui l’italiano è la lingua principale, ma poi come per la maggior parte dei siti web che si rivolgono a più mercati, ha anche altre quattro versioni del sito in altrettante lingue straniere.

Il contenuto descrittivo delle pagine è stato tradotto integralmente in ognuna delle lingue e tale contenuto è ubicato fisicamente all’interno di una struttura a cartelle abbastanza semplice, ad esempio: nomesito.com/FR/ per le pagine in lingua francese, nomesito.com/De/ per la lingua tedesca e così via.

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I migliori SEO tool e SEO plugin a confronto

Facendo SEO da molti anni, anche con risultati di un certo livello, vengo spesso contattato da amici, colleghi alle prime armi, ma anche da semplici curiosi, che vogliono ricevere informazioni o consigli su quali siano gli strumenti migliori per chi fa questo lavoro.

Onde evitare di ripetere sempre le stesse cose ho deciso di racchiudere queste informazioni in un unico post, all’interno del quale sono elencati e recensiti i SEO tool che utilizzo maggiormente, quelli più affidabili, che mi facilitano la vita eseguendo operazioni lunghe e ripetitive in maniera automatizzata.

Per capire meglio quando e come utilizzare questi strumenti, li suddividerò in base alle varie fasi del lavoro che ogni buon SEO Specialist dovrebbe compiere:

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I social network sono utili in chiave SEO? Si! No! Boh? Test e dichiarazioni ufficiali di Google e Bing

Uno dei dilemmi più grandi in ambito web marketing, riguarda l’utilità dei social network in chiave SEO, ovvero se Facebook, Twitter e company portano reali vantaggi per migliorare il posizionamento di un sito sui motori di ricerca.

In molti, come anche il sottoscritto, credevano infatti che diffondere o amplificare un link, sui vari profili social, portasse dei benefici per il ranking della pagina interessata, sia a livello di indicizzazione, sia per l’incremento di page rank e link juice. A quanto pare però le cose non stanno proprio così, o meglio ci sono pareri  contrastanti che complicano ulteriormente la questione.

Le considerazioni seguenti nascono in seguito alla partecipazione all’edizione 2010 del corso Madri SEO Web Marketing Experience di Enrico Madrigano.

I temi trattati spaziavano da un’analisi degli algoritmi nel corso degli anni, cioè quali e come sono mutati, quale potrebbe essere lo scenario di domani, fino al web marketing 3.0, ovvero ciò che ci aspetta. La mia partecipazione al corso però è stata dettata soprattutto dal fatto che Madrigano avrebbe presentato dei test scientifici riguardanti la rilevanza dei Social network in ambito SEO. Continua

I benefici del SEO: l’importanza dei risultati organici rispetto ai pay per click

Essere presenti su Internet ha un senso se si è visibili sui motori di ricerca, è un dato oggettivo. Per ottenere il tanto agognato posizionamento in prima pagina su Google, Yahoo e Bing l’unica via possibile è nota come SEO, ossia l’ottimizzazione per i motori di ricerca.

Chiunque abbia un sito web e voglia aumentare il traffico di utenti e quindi potenziali clienti, non dovrebbe sottovalutare l’efficacia di alcune pratiche, soprattutto al momento di realizzare il sito, evitando di ricorrere a soluzioni affrettate e di comodo, poiché il mondo del SEO è in costante evoluzione e occorre essere sempre al passo con gli eventi.

Fatta questa breve premessa e dando per scontato che abbiate capito cosa sia il SEO, vediamo ora alcuni dati raccolti dall’azienda americana SEOmoz, riferiti agli USA nel 2009.

Si tratta di una comparazione fra risultati a pagamento conosciuti come PPC (Pay Per Click) e i risultati organici in una ricerca su Google.

Il dato, piuttosto sorprendente, è che solo il 12% dei click vanno ai PPC e ben l’88% va ai risultati organici (non a pagamento), inoltre l’investimento economico nel PPC è stato di 18 miliardi di dollari, a fronte di 1,5 miliardi di dollari investiti in SEO, che ha reso molto di più.

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