Perché i blog aziendali (spesso) muoiono?

perché i blog muoiono?


Bella domanda. Perché i blog aziendali muoiono con una frequenza devastante? Partiamo da un punto di vista differente. I blog nascono per diversi motivi, nella maggior parte dei casi per passione o per scopi professionali, ma i blog aziendali hanno un obiettivo: portare vantaggi all’azienda.

Detto in altre parole: il responsabile della comunicazione aziendale ha sentito dire che c’è qualcuno in ascolto sul web – una marea di potenziali lettori –  e che basta realizzare un blog per intercettarli. Fantastico, apriamo subito un blog. Via con dominio, hosting e WordPress: poche ore e il blog aziendale è online.

Che si fa? Si scrive?

Certo, i contenuti sono il nucleo della tua attività di blogging, e poi si condivide tutto sui profili social dell’azienda. Perché hai pensato a una social media strategy, giusto? Così come hai pianificato un’attività di content marketing, di redazione articoli e di strategia per aumentare le visite del blog.

Hai fatto tutto questo ma poi ti rendi conto che il tuo blog aziendale non va. Non si muove. Non dà risultati.

Ed ecco che incombe la prima causa di morte: spesso, molto spesso, i blog aziendali muoiono perché i risultati latitano. Non arrivano commenti, non arrivano visite, non arrivano interazioni e condivisioni.

Questo è un problema comune

Un problema che però nasconde un elemento facile da individuare: la discrepanza tra profilo del contenuto e quello del lettore. I blog aziendali hanno questo problema: le aziende usano i blog come altoparlanti, come megafoni per gridare più forte. Sempre più forte.

Risultato? Fuga dei lettori. Anzi, i lettori non si avvicinano perché non hanno voglia di ascoltare le parole altisonanti del tuo blog aziendale.

Prova questa strada: ascolta la voce che i tuoi potenziali lettori lasciano nei forum, sui social, nei blog di settore e prova a creare contenuti che piacciano a loro. Senza raccontare che sei tu il migliore, senza proporre un affare o uno sconto.

Devi donare qualità

Ma devi dare qualcosa che sia percepito come un dono, devi confezionare contenuti di qualità che contengano tutti i requisiti per essere definiti tali. La scrittura deve essere scorrevole, deve sposarsi con una buona integrazione con i contenuti visual, e deve anche rispettare le principali regole di leggibilità.

Tutto questo, però, diventa subordinato a due elementi apparentemente in contrasto:

  • La personalità dell’autore.
  • Il rispetto delle aspettative del lettore.

All’interno di un blog aziendale l’autore ha una personalità. Qui io firmo i miei articoli come Riccardo Esposito: c’è il mio nome alla fine dei post, c’è la mia foto. Le persone riconoscono il mio stile e seguono questo blog anche perché sanno di trovare la stessa persona che pubblica i contenuti. Siamo abitudinari, ci leghiamo alle persone e ci fidiamo di chi ci coccola in continuazione.

L’inizio della strategia

bloggerEd è questo il secondo punto da mettere in evidenza: il blogger mantiene la propria personalità – come faccio io – ma al tempo stesso piega il suo lavoro per raggiungere le esigenze del lettore.

Io seguo questa soluzione: mantengo il mio stile ma seguo le esigenze del target.

Ecco che sta prendendo forma una sorta di strategia per il blogging aziendale.

Certo, è solo una bozza ma nei prossimi articoli cercheremo di definire le azioni specifiche.

Per adesso abbiamo un punto di partenza: mettere al centro il lettore e non la voce aziendale.

Sei d’accordo? Secondo te come si può migliorare questo aspetto?

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  • Stefano Pierro

    Concordo assolutamente su tutto quello scritto all’interno dell’articolo ma forse uno dei problemi più grandi che bisogna sottolineare è la mancanza nelle aziende di una figura che curi questo. troppe volte il tutto è lasciato in mano a persone non del settore.

    • Esatto Stefano, la mancanza di competenze spesso è un altro fattore negativo.