4 modi per aumentare e coinvolgere i fan su Facebook

aumentare fan su facebook

Vorresti sfruttare al meglio la tua fanpage su Facebook per avere più clienti? In questo post ti spiegherò come fare con alcuni esempi pratici e semplici da mettere in atto.

Prima di tutto serve sapere che il 79% degli utenti che sceglie di diventare fan di una pagina su Facebook è più propenso ad acquistare da quel brand rispetto a chi non ha cliccato il “Mi piace”, perciò acquisire nuovi fan e riuscire a coinvolgerli è fondamentale.

Esistono molti metodi per avere più fan e più engagement, come creare contenuti virali, postare immagini e video o aggiornamenti in momenti chiave, ma qui prendiamo in considerazione le promozioni.

Fare offerte, infatti, consente di guidare utenti sulla tua fanpage e, se usate con accortezza, possono contribuire a farti raggiungere gli obiettivi prefissati per il tuo business.

Scegli la promozione adatta per la tua fanpage

La domanda che in molti si pongono é: “Qual è il tipo di promozione che funzionerà meglio per i miei obiettivi?”. La risposta è che dipende, alcune promozioni si prestano meglio per certi scopi, altre funzionano di più per un certo tipo di aziende.

Un post di Social Media Examiner dedicato a questo argomento esamina 4 tipi di promozioni su Facebook, scopriamo come possono essere utili per la tua azienda.

Continua

Facebook Ads per e-commerce: come aumentare visibilità e vendite

facebook-ads per ecommerce

Le abitudini di acquisto online stanno cambiando profondamente e negli ultimi tempi i social network hanno assunto un ruolo primario nello stimolare gli utenti a comprare da un e-commerce, in particolare Facebook, non solo perché è il più diffuso ma anche per la possibilità di creare campagne altamente profilate.

Parliamo di Facebook Ads, gli annunci promozionali in grado di intercettare gli utenti in base ai loro interessi e alle loro informazioni personali, un canale molto utile soprattutto per le aziende che hanno un e-commerce e vogliono potenziare la propria visibilità e aumentare il tasso di conversione. Prima di tutto va ricordato che secondo uno studio di Sociable Labs circa il 50% degli utenti che visitano un negozio online è già loggato a Facebook, una ragione ulteriore per invogliare gli utenti a fare acquisti dal sito tramite annunci e Sponsored stories.

Scopriamo quali sono le tendenze in atto sul mercato italiano e qualche esempio pratico per fare una campagna efficace con Facebook Ads.

Continua

SEO per e-commerce: come incrementare visite e conversioni

seo-per-ecommerce: come incrementare visite e conversioni

Acquisire visibilità per un sito e-commerce significa prima di tutto attirare nuovi potenziali clienti e incrementare le conversioni convincendoli ad acquistare i tuoi prodotti.

Per riuscire ad apparire in prima pagina sui motori di ricerca per parole chiave correlate ai prodotti in vendita è indispensabile sviluppare delle strategie e attività SEO: in questo post ti suggeriamo i passi da seguire per ottimizzare il tuo e-commerce con una guida sintetica ed esaustiva.

Se vuoi approfondire ti daremo l’opportunità di partecipare a un evento imperdibile per chi si occupa di web marketing!

Come ottimizzare le pagine prodotto

Di solito il successo di un e-commerce in termini SEO dipende dalla quantità di prodotti in vendita. Ci potrebbero essere migliaia di ricerche per ogni oggetto e se tu hai 100.000 prodotti in stock ci sono più probabilità di essere trovato dagli utenti rispetto a un sito che vende solo un paio di prodotti.

Le pagine del tuo sito e-commerce sono ottimizzate per i motori di ricerca? Sono utili per i potenziali clienti?

Continua

Siti responsive e siti mobile ready? Scelta obbligata!

responsive web design

Con la diffusione di massa degli smartphone e dei tablet sono cambiate le abitudini delle persone, non soltanto perché oggi si è costantemente connessi ad internet ovunque ci si trovi, ma perché si creano nuove necessità da soddisfare e differenti modalità di fruizione dei siti web.

Moltissime aziende, però, non hanno considerato questo scenario per tempo e ora guardando le statistiche dei propri siti web riscontrano un calo di accessi e tassi di abbandono elevati.

È dunque imperativo ripensare la propria presenza online, per “accogliere nel miglior modo possibile il traffico mobile” e capire di cosa hanno bisogno gli utenti che navigano con dispositivi smartphone e tablet.

Continua

Come incrementare le conversioni PPC e SEO con l’email marketing

Nel settore del commercio al dettaglio esistono centinaia di studi sul comportamento dei clienti che possono aiutare i negozianti a comprendere come aumentare le vendite. Negli autogrill ad esempio, il percorso di uscita si snoda in un lungo serpentone che espone i clienti alla visione di una miriade di prodotti messi in bella vista, proprio per invogliarli a comprare anche se non hanno il bisogno.

In modo analogo, anche nel marketing online ci sono alcune tecniche e attività che possono contribuire ad incrementare gli acquisti e le conversioni da parte di utenti che non sono subito propensi.

Il 73% dei contatti non fa un acquisto immediato

Come risaputo, le conversioni online non sempre sono un evento veloce, c’è infatti una grossa percentuale di utenti che non effettua mai l’acquisto alla prima visita su un sito web, ma che ha bisogno di effettuare molteplici accessi prima di convincersi, anche in lassi di tempo superiori a 1 o più settimane.

Io ad esempio prima di richiedere un servizio, o acquistare un prodotto online, mi documento sull’azienda che lo commercializza, verificando reputazione e feedback presenti in rete, o magari comparando il prezzo su altri siti che vendono le stesse cose.

Tale processo decisionale assai diffuso, indica che per ottenere una buona percentuale di conversioni, occorre quindi coltivare i contatti: non importa quanto sia positiva l’esperienza dell’utente che naviga il sito, è importante che una strategia di marketing online riconosca che la vendita è un processo in più parti.

Continua

L’evoluzione della link building e l’importanza dei social signals

Google ha reso popolare l’argomento link building negli ultimi anni ’90 e nei primi 2000. E’ stata una rivoluzione in quel periodo, dovuta al fatto che per la prima volta un motore di ricerca utilizzava i link per identificare le pagine e i siti più importanti per un determinato argomento.

Nonostante ciò, com’è risaputo, gli spammers in breve tempo hanno compreso questo algoritmo e sono riusciti a sfruttarne le lacune, ideando un’ampia gamma di modalità poco ortodosse per generare link.

Prima dell’avvento di Google invece, i link non erano un fattore di ranking significativo. All’epoca, ogni link non a pagamento era unicamente basato sul merito, poiché chi linkava un altro sito o una pagina web non aveva altre ragioni o scopi per farlo. Anche l’acquisto di annunci o banner in origine erano solo basato su quanto l’inserzionista valutava il traffico generato da un determinato sito e su quanto era disposto a pagare per questo tipo di visibilità, non c’erano altri benefit.

Continua

Paid search: in che modo influenza il traffico su un sito web?

Nel luglio 2011 Google ha svolto una ricerca chiamata Search Ads Pause che ha mostrato come cambia il numero di click sui risultati organici quando sono presenti gli annunci e quando le campagne a pagamento sono disattivate.

La domanda è: in che modo il traffico dai risultati organici compensa la perdita degli annunci a pagamento?

Per rispondere a tale quesito è stato sviluppato un modello statistico per stimare la percentuale dei click attribuibili al search advertising. Dall’analisi di alcune centinaia di questi studi, risulta che l’89% dei click sugli annunci sono incrementali, nel senso che le visite al sito dell’inserzionista non si sarebbero verificate senza le campagne a pagamento.

Questi click non sono quindi recuperati con un aumento corrispondente dei click organici; a questa percentuale è stato dato il nome di Incremental Ad Clicks (IAC) e sono stati considerati tre differenti scenari per comprendere quali differenze si verificano nel comportamento degli utenti.

Continua

SEO border line: 33 modi per essere penalizzati da Google

Chi frequenta forum e blog SEO è al corrente che uno degli argomenti più discussi negli ultimi anni è senza alcun dubbio quello delle penalizzazioni di Google. Un forte contributo alla diffusione di questo tema è sicuramente da imputare ai due più recenti algoritmi di scraping introdotti da big G, infatti prima Caffeine e successivamente Panda, sono stati la causa di una vera e propria psicosi di massa, che ha generato insonnia e terrore nei confronti di webmaster e proprietari di siti di mezzo mondo, i quali tutt’ora, cercano aiuto e informazioni per determinare o evitare che i loro siti siano penalizzati da Google.

A tale proposito oggi vorrei cercare di fare un po’ di chiarezza sull’argomento, elencando i motivi più comuni che causano appunto una vera penalizzazione, o qualcosa di simile, ma assai meno grave.

Spesso infatti le ragioni di una perdita di posizioni in serp o il calo di page rank,  sono da attribuire a tattiche SEO ad alto rischio dette “black hat”, mentre in altri casi una “presunta penalizzazione” può essere dovuta a banali errori di gestione di un sito web.

Backlinks

Gran parte del lavoro SEO è ancora focalizzato sul link building, cioè sull’ottenere link, che sono tutt’ora uno dei principali fattori di posizionamento sui motori di ricerca. Non c’è nulla di sbagliato in questo. Naturalmente però ci sono dei limiti. Esistono infatti molte insidie nel link building, che implicano grossa attenzione e precisione nel seguire le Guideline per Webmaster fornite da Google.

Continua

Come migliorare le campagne Pay Per Click su Adwords? 5 metriche efficaci!

Se avete un account Google AdWords e gestite una campagna Pay Per Click per intercettare utenti target su motori di ricerca e siti partner, sapete che esistono parecchie metriche da tracciare e analizzare, e questo può facilmente confondere e gettare nel panico.

Per evitare di fare confusione è conveniente restringere il campo a una breve lista di metriche chiave che danno input significativi su quello che funziona e quello che non va nelle vostre campagne PPC.

Queste cinque metriche vi daranno la massima resa con la minima spesa. Non vi sto dicendo di ignorare tutte le altre metriche disponibili, ma se avete poco tempo a disposizione queste vi daranno un’ampia panoramica delle vostre performance, e tracciare queste cinque metriche nel corso del tempo vi fornirà una misurazione concreta del vostro successo.

Continua

Come gestire la propria reputazione online?

Un tema centrale oggi, non solo per le aziende ma per tutti i professionisti di ogni settore, è la gestione e il monitoraggio della reputazione online, vale a dire essere sempre al corrente di qual è l’opinione degli utenti su un determinato brand/personaggio e come correggere gli eventuali passi falsi ed errori di comunicazione in genere.

Prendiamo spunto da un articolo uscito su Panorama numero 40 in edicola questa settimana (pagina 124) dal titolo: “Ora c’è chi ti ripulisce la web reputazione”, in cui siamo orgogliosi che venga citata proprio la Secret Key in apertura e chiusura del pezzo come una delle migliori agenzie italiane che offrono questo servizio e che garantiscono la “ripulitura” delle opinioni scomode o scorrette dai motori di ricerca.

Come spiegato nell’articolo, questo è possibile posizionando nelle prime pagine del ranking dei motori di ricerca altri contenuti web che “facciano scivolare i risultati incriminati”, smentiscano la notizia indesiderata/errata e/o che valorizzino l’operato dell’azienda o del singolo professionista.

Anche AdnKronos ci ha intervistato per capire l’importanza della Web Reputation e per comprendere come vanno gestiti casi delicati, vedi l’articolo: Ripulire la reputazione online? Si può! Tra vip e politici è boom di casi

Continua