DIGITAL MARKETING NEWS DI GENNAIO E FEBBRAIO 2016

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Se negli ultimi due mesi sei stato troppo impegnato per stare al passo con le ultime novità in ambito digital marketing e social, non ti preoccupare! Ci abbiamo pensato noi a selezionare le notizie più importanti, così puoi risparmiare un po’ di tempo. Dimenticavo, in fondo all’articolo ci sono anche delle pillole. Non tutte le notizie meritano un lungo approfondimento, ma tutte meritano di essere considerate!

GLI ANNUNCI PUBBLICITARI DICONO ADDIO ALLA SIDEBAR DI DESTRA NELLA SERP DI GOOGLE

La notizia sicuramente più importante degli ultimi due mesi è la rimozione degli annunci pubblicitari dalla sidebar di destra dei risultati di ricerca di Google per inserirli al di sopra e al di sotto dei risultati organici. Si tratta di un cambiamento davvero molto rilevante, sia sotto l’aspetto della user experience e sia sotto l’aspetto del digital marketing. Questa decisione è l’ultima tappa di un esperimento iniziato nel 2010 e protrattosi negli anni, fino allo scorso 19 febbraio.

Dallo scorso mese, quindi, quando farai una ricerca su Google, non vedrai più gli annunci pubblicitari a destra. Saranno tutti compresi nel corpo centrale della SERP, sopra e sotto i risultati organici. Ci sono, però, due eccezioni: i cosiddetti box PLAs (Product Listing Ads), ovvero i riquadri che mostrano prodotti in vendita correlati alla ricerca fatta, e gli annunci presenti nel “knowledge panel”, il riquadro informativo di un’azienda. Questi, infatti, continueranno ad apparire anche nella sidebar di destra.

Per capirci, ecco da dove a dove sono stati spostati gli annunci:

Modifica della SERP di Google

Questa radicale modifica da parte di Google interessa tutte le ricerche fatte da computer in tutto il mondo. Non sono, quindi, coinvolti i dispositivi mobili (sui quali gli annunci comparivano già prima dei risultati organici).

Per quanto riguarda gli annunci che compariranno prima dei risultati organici, questi saranno o tre o quattro, in base al tipo di ricerca che viene fatta. L’aggiunta del quarto annuncio, infatti, sarà presente solo per “ricerche ad alto valore commerciale”, come, ad esempio, “hotel a New York” oppure “assicurazione macchina”.

Questo l’annuncio ufficiale di Google: «Abbiamo testato questo layout per parecchio tempo, quindi alcune persone potrebbero vederlo su un numero molto piccolo di ricerche commerciali. Continueremo ad apportare piccole modifiche, ma questo layout è pensato per ricerche ad alto valore commerciale, fornendo risultati più interessanti per le persone che cercano, e migliori performance per gli inserzionisti».

Le motivazioni della scelta di Google

Sicuramente, in questo modo, Google offre una migliore user experience, posizionando tutti i risultati in un unico elenco, creando maggior ordine: tutti i risultati appaiono conseguentemente uno dopo l’altro, senza elementi di distrazione ai lati della pagina.

Inoltre, le SERP desktop e mobile sono, ora, uniformate. È noto che Google, quando deve apportare dei cambiamenti, prende come punto di riferimento la user experience degli utenti da mobile che, nell’ultimo anno, hanno superato per la prima volta quelli da desktop.

Le conseguenze per i marketers e gli inserzionisti

Questo cambiamento comporta diverse conseguenze, non solo sotto l’aspetto visivo.

Prima di tutto, il numero degli annunci visualizzati è calato notevolmente, passando dagli undici di prima ai sette attuali (3 o 4 sopra i risultati organici e 3 sotto). Probabilmente, parlando di numero di clic, ne trarranno beneficio i risultati sponsorizzati piuttosto che quelli organici. Tuttavia, non riuscire a posizionare il proprio annuncio tra i primi 3-4 risultati sponsorizzati potrebbe voler dire perdere numerosi clic, poiché questo finirebbe in fondo alla SERP o, ancor peggio, nella seconda pagina dei risultati.

Ci sarà un notevole impatto, inoltre, anche sui risultati organici di ricerca. Aggiungendo, addirittura, in alcuni casi, un quarto annuncio sotto la barra di ricerca, i risultati organici potrebbero finire parecchio in giù nella pagina, in un punto in cui il traffico normalmente è molto basso. Più un risultato appare in basso nella SERP, più basso sarà il suo “clickthrough rate”, e di questo ne risentiranno soprattutto i risultati organici.

Un esempio lampante delle conseguenze in chiave Search Engine Marketing che questa modifica può generare è rappresentato dalla combinazione di quattro annunci pubblicitari seguiti dal box di “knowledge”. Vedi esempio di seguito:

Nuovi annunci AdWords

In questo caso limite, per visualizzare il primo risultato organico è necessario scrollare parecchio la SERP, con un conseguente calo dei click per i risultati organici.

Oggi è troppo presto per fare valutazioni o previsioni precise su come questa modifica influenzerà il comportamento degli utenti, il costo per clic o il numero di clic, perciò mi limito a riportare la notizia, che è già di per sé roba grossa. Aspettiamo di avere qualche dato in più a disposizione, intanto, inserzionisti, disabituatevi a volgere il vostro sguardo verso destra per cercare il vostro annuncio!

L’EVOLUZIONE DEL “MI PIACE”: LE FACEBOOK REACTIONS

Dallo scorso 24 febbraio, un aggiornamento di Facebook ha modificato il tasto “Mi piace”. In realtà, più che di una modifica si potrebbe parlare di un’aggiunta, o di un’evoluzione. Infatti, puoi ancora dire che un post o un contenuto ti piace, ma ora puoi anche dire che lo ami, che ti fa molto ridere, che ti ha laciato senza parole, che ti fa arrabbiare o che ti rattrista. La decisione di implementare le possibili reazioni a un contenuto visualizzato, deriva da esplicite richieste da parte degli utenti che si sono protratte per diverso tempo.

Ecco l’annuncio ufficiale con cui Facebook ha lanciato la novità:

«Abbiamo ascoltato molte persone e abbiamo capito che dovrebbero esserci più modi per esprimere velocemente come ti fa sentire qualcosa che vedi nella tua sezione notizie. Ecco perché oggi lanciamo le Reazioni, un’estensione del pulsante Mi piace, per darti più modi per condividere le tue reazioni in merito a un post in un modo facile e veloce».

Questo cambiamento è frutto di più di un anno di ricerche e focus group su quali emozioni gli utenti avrebbero voluto maggiormente esprimere visualizzando un post. Inoltre, Facebook ha preso in considerazione le emoticons e gli adesivi più usati sul social network per capire quali reazioni avrebbe dovuto offrire.

New Facebook Reactions

Cosa comporta questo cambiamento per i marketers?

Per ora, in verità, cambia ben poco. Il team di Facebook, infatti, ha dichiarato che tutte le reazioni avranno lo stesso peso e non influenzeranno la visibilità di un post nella bacheca degli utenti. Con il tempo, è possibile che la compagnia californiana decida di trattare in modo differente ogni singola reazione, ma per ora questo non avverrà. Ne possono trarre vantaggio coloro che gestiscono delle pagine, poiché avranno feedback più precisi su quello che gli utenti pensano dei post pubblicati.

Matt Lang, social media strategist, ha espresso un’interessante considerazione in merito all’impatto che le reazioni potrebbero avere sugli annunci pubblicitari di Facebook: «Se una marca di auto pubblica un post rivolto a migliaia di persone e metà di loro esprimono la reazione “wow”, mentre l’altra metà esprime la reazione di “rabbia” o di “tristezza”, quando in un secondo momento verrà creato un annuncio pubblicitario, chi lo crea potrà dire a Facebook: “Nella prossima campagna pubblicitaria, escludi chi ha espresso rabbia e tristezza e includi solo chi ha espresso “wow”».

Una critica

Una delle maggiori critiche da parte degli utenti all’introduzione delle reazioni è stata: “Perché non avete aggiunto semplicemente un tasto “Non mi piace””? La risposta a questa domanda è arrivata direttamente da Mark Zuckerberg, che ha sottolineato come l’esprimere disappunto nei confronti di un contenuto creerebbe una sorta di meccanismo di voto per cui un post è bello o brutto. Il potenziale di un feedback negativo e, quindi, di una user experience negativa, è molto elevato, e sicuramente Facebook vuole che gli utenti rimangano sul social il più a lungo possibile. Le reazioni permettono, invece, di esprimere come ci si sente rispetto a un contenuto, che non è così riduttivo come dire semplicemente “mi piace” o “non mi piace”.

Un rischio

Tuttavia, al netto delle oggettive potenzialità che può avere l’introduzione di maggiori possibilità espressive in merito a un post o a un contenuto, c’è anche un rischio. Quando le persone si trovano davanti a troppe opzioni di scelta, potrebbe avvenire quello che si chiama “choice overload”, ovvero il sovraccarico di scelta. Il risultato potrebbe essere, pertanto, che alla fine scelgano di non esprimere nessun tipo di emozione.

Quale sarà il bilancio di questa ultima novità introdotta da Facebook lo sapremo solo fra qualche tempo. Nel frattempo, noi social-addicted, possiamo solo dire “WOW”.

 

FACEBOOK CANVAS

Abbiamo già parlato di quanto siano importanti campagne pubblicitarie sui social network per influenzare e incrementare le vendite. Ma per quanto riguarda Facebook, adesso l’advertising si sposta su un livello superiore. È uscito, infatti, Canvas, un ad-player full screen che Facebook ha pensato per i dispositivi mobili, e che permette a brand e agenzie di raccontare una storia, nel vero senso della parola.

Canvas si carica nella Sezione Notizie di un utente mobile fino a dieci volte più velocemente di una normale pagina web. È totalmente personalizzabile da parte degli inserzionisti ed è disponibile a livello internazionale.

L’idea dietro a Canvas è quella di permettere agli inserzionisti (brand, agenzie…) di raccontare la loro storia in maniera completa ed esaustiva, avendo la possibilità di condividere un grandissimo numero di informazioni in diversi formati. Infatti, Canvas supporta tutti i tipi di file multimediali: video, foto, grafici, testi e pulsanti call-to-action. Non richiede nessun tipo di software particolare ed è disponibile sia per iOS che per Android.

New Facebook Canvas

Non stupisce che Facebook pensi a degli strumenti così ben strutturati per gli inserzionisti, dato che questi costituiscono quasi il 73% di tutte le entrate del social network.

Con Canvas, Facebook coglie due piccioni con una fava: permette agli inserzionisti di fornire informazioni esaustive e di raccontare una vera e propria storia, fornendo allo stesso tempo una user experience divertente e non pesante, come spesso risultano essere le pubblicità.

 

SONO ARRIVATE LE GIF SU TWITTER

Considera questi tre dati:

1) I tweet che contengono immagini generano il 313% di ingaggio in più rispetto a quelli senza immagini;

2) l’82% degli utenti di Twitter visualizza i contenuti video sul social stesso, e la maggior parte di loro lo fa da mobile;

3) nell’ultimo anno, sono state condivise su Twitter più di 100 milioni di GIF.

Ha perfettamente senso, quindi, che ora sia possibile implementare una GIF al tweet che stai scrivendo. È una novità dell’ultimo mese e la funzione sta venendo diffusa gradualmente in tutto il mondo.

Nella pratica, è comparsa una nuova funzione nella barra al di sotto del testo, e vicino a “localizzazione” e “foto/video”, ora si può trovare “GIF”. Cliccandoci, si accede a un database interno di centinaia di GIF, fornite da due dei maggiori siti di ricerca di questo tipo di formati, ovvero Giphy e Riffsy. La scelta di Twitter, coerente con i dati analizzati sopra, è anche perfettamente in linea con un’evoluzione del linguaggio in corso. È sempre più diffuso, infatti, l’utilizzo di emoticons e immagini insieme a testi scritti. La tendenza è quella di scrivere testi sempre più brevi ma non per questo meno esplicativi, possibilità data proprio da strumenti come le immagini, le emoticons o, ancora meglio, le GIF.

New GIF Twitter

È chiaro che Twitter, la cui caratteristica principale è stata sempre quella di essere basato su testi di 140 caratteri (quindi molto brevi), sta puntando molto su questa tendenza. Secondo Digiday, in occasione delle prossime olimpiadi di Rio, Twitter rilascerà un update che permetterà agli utenti addirittura di creare estemporaneamente le proprie GIF per poi condividerle.

 

GOOGLE AMP

Dopo averlo annunciato ad ottobre, lo scorso 25 febbraio Google AMP è stato lanciato a livello internazionale. Acronimo di Accellerated Mobile Pages, AMP è uno strumento open-source che permette a chiunque pubblichi un articolo (sia esso un blogger o una testata giornalistica) di rendere il contenuto estremamente snello e leggero.

Il risultato è che l’articolo, una volta cliccato, si carica istantaneamente, in tempo reale. La diffusione di AMP risolve il problema del caricamento estremamente lento delle pagine web su mobile. Il raggiungimento di tali velocità è possibile grazie a uno snellimento delle pubblicità (ad esempio non ci saranno annunci interstitial, né pop-ups), che non potranno “saltare fuori dalla pagina”, ma saranno pensate per lavorare velocemente senza interferire con la user experience. Attenzione, quindi, a tutti coloro che basano i propri introiti su advertising invasivo: per voi non sarà conveniente convertire i vostri contenuti in Accellerated Mobile Pages!

Ora, quindi, quando farai una ricerca su Google che implica dei risultati tra le news, potresti vedere il logo di AMP vicino ad alcuni risultati (un piccolo filmine). Cliccando su uno di questi contenuti, avrai accesso istantaneo alla pagina dell’articolo e potrai scorrere da una notizia AMP all’altra.

New Google AMP

Rispondendo a una domanda posta in un Google+ Hangout, John Mueller (Google) ha dichiarato che il fatto che un contenuto sia o meno AMP non penalizzerà il ranking del contenuto stesso.

Segnalo che, dal 12 aprile, sarà disponibile per chiunque un simile strumento anche di Facebook, gli Instant Articles. Seguici per rimanere aggiornato!

 

FACEBOOK AUDIENCE OPTIMIZATION

Il 79% degli utenti che sceglie di diventare fan di una pagina su Facebook è più propenso ad acquistare da quel brand rispetto a chi non ha cliccato il “Mi piace”. Acquisire fan e lavorare sull’engagement, quindi, è indispensabile (leggi i nostri consigli in merito!).  Alla fine di gennaio, Facebook ha reso questo lavoro ancora più produttivo, lanciando un nuovo tool che aiuta un post organico a raggiungere esattamente il pubblico che desideri e che potrebbe essere maggiormente interessato all’argomento. Si tratta di Audience Optimization, che comprende tre diverse (ma complementari) funzioni: Preferred Audience, Audience Restrictions e Audience Insights.

Il primo permette di indicare, attraverso dei tag, quali interessi deve avere l’audience di riferimento. In questo modo, Facebook darà priorità di visibilità del post agli utenti con gli interessi indicati, senza però escludere gli altri.

Facebook Audience Optimization Preferred

Con Audience Restrictions, l’autore può decidere, invece, quali porzioni di pubblico escludere: queste non saranno raggiunte dal post. La selezione può essere fatta in base all’età, al sesso, alla posizione geografica e alla lingua.

Facebook Audience Optimization Restricted

Infine, Audience Insights fornisce informazioni aggiuntive rispetto ai classici Page Insights, perché riferite a un singolo post. Per ogni post, infatti, si potrà vedere quali dei tag inseriti inizialmente hanno contribuito maggiormente al raggiungimento del target, ai clic ottenuti, ai mi piace e alle condivisioni. Queste informazioni risultano essere molto utili per capire come strutturare e indirizzare al meglio i post futuri.

Facebook Audience Optimization Insights

LA NUOVA TIMELINE DI TWITTER

Da circa metà febbraio, Twitter ha introdotto una nuova timeline che, come aveva iniziato a fare Facebook qualche anno fa, mostrerà prima di tutto agli utenti quali sono i tweet che potrebbero essere più interessanti per loro. Il cambiamento permetterà non dover scrollare all’infinito il feed fino a trovare i tweet di interesse con cui si vuole interagire, ma un algoritmo li mostrerà tutti in un box chiamato “Tweets che ti potrebbero interessare”. L’algoritmo lavora seguendo i seguenti criteri: account con cui si interagisce di più, i propri interessi in relazione agli account e l’attività del proprio network.

La funzione non è obbligatoria per tutti, ma andrà attivata, se si vuole, dalle impostazioni del proprio account. Il cambiamento, quindi, non è così radicale e non modificherà l’essenza di Twitter che, a differenza di Facebook, si è sempre caratterizzato per mostrare tutti i tweet più recenti, indiscriminatamente.

 

AdWords APP PER iOS

Dopo un anno dal lancio per Android, finalmente arriva l’app di AdWords anche per chi possiede un iPhone. L’app è pensata per essere complementare al tool per desktop, non per sostituirlo. Infatti, dall’app è possibile controllare l’andamento delle campagne in corso oppure agire su piccole modifiche che richiedono un intervento immediato. È il caso, ad esempio, di alzare il budget, di aggiustare un’offerta, di mettere in pausa una campagna in corso o di farne partire una già preparata e programmata precedentemente da desktop.

AdWords App per iOS iPhone iPad

CAMBIARE ACCOUNT DALL’APP DI INSTAGRAM

È finalmente possibile cambiare da un account all’altro anche nell’app di Instagram, così come accade già per gli account di Twitter o per le pagine di Facebook. Oltre all’account principale, ne possono essere aggiunti altri quattro e basta cliccare sul proprio username in cima alla pagina profilo per vedere gli altri account a cui si può accedere (ovviamente, dopo aver inserito le credenziali per ognuno).

Come su Facebook e su Twitter, la foto del profilo rimarrà sempre presente durante la navigazione, onde evitare errori di pubblicazione.

Se si aggiungono più account, si riceveranno le notifiche per ognuno di questi.

Cambiare account Instagram App

 

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